El Señor de la cerveza fria

Chi di voi, ora, non sta sognando una birra gelata? Se non ne avete una a portata di mano, rinfrescatevi con uno spumeggiante pezzo di brand journalism: l’intervista a Don Emilio Golderos, aka “El Señor de la cerveza fria”. È tratto da FORTY, il ‘mook’ (magazine book) che abbiamo realizzato con CAME: dinamica azienda produttrice di componenti per motori elettrici. E fornitrice, tra gli altri, del señor Golderos. In una torrida estate, potevamo tirarci indietro di fronte alla prospettiva di un viaggio in Spagna?

 

EL SEÑOR DE LA CERVEZA FRIA

Se siete sdraiati sulla spiaggia di Formentera con una birra fresca in mano, se dopo avere visitato il park Guell di Barcellona vi state rinfrescando con una cerveza helada, se avete attraversato il deserto di Almeria con in testa solo una cosa: una birra ghiacciata. Bene, se avete soddisfatto uno di questi desideri dovete solo ringraziare Don Emilio Golderos perché è lui che fa raffreddare la birra in Spagna e in Portogallo.

El arte del frio

Lui dell’arte del raffreddare il luppolo sa tutto, ma proprio tutto. “La birra nasce fredda e  nisce fredda – ci racconta sorridendo -. Il problema è il passaggio. Una volta, in Spagna, parlo degli anni 60, gli apparecchi per raffreddare arrivavano dagli Stati Uniti. Si rompevano spesso e per ripararli si dovevano inviare in America. Tempi lunghi, se non lunghissimi.  Avevo cominciato a lavorare nel settore delle automobili, una delle aziende più importanti d’Europa con 15 mila dipendenti, era un settore in evoluzione che offriva molte possibilità, ma quando conobbi il mondo del luppolo non dubitai un secondo nel cambiarlo per una birra molto fredda… Sa: sono sempre stato curioso, così uno di quegli “aggeggi” americani l’ho aperto e mi sono reso conto che potevo, oltre che ripararli qui in Spagna, anche costruirne di meglio utilizzando materiali di qualità. Era un periodo in cui ero giovane e instancabile, tanto che nell’azienda lavoravo di notte, ero il capo reparto, mentre durante il giorno andavo in giro dai miei clienti, riparavo, sistemavo e creavo”.

 

La cruz blanca

Il primo cliente era una birra di Santander, la Cruz Blanca, che circa trent’anni fa era riconosciuta come una “cerveza” di riferimento nel mercato spagnolo. E poi, uno dopo l’altro abbiamo cominciato a collaborare con tutti i produttori di birra spagnoli e portoghesi. Oggi il nostro prodotto viaggia in tutta Europa. Visto che la Spagna è un paese molto “caliente”, è necessario che la birra sia molto fredda ma che allo stesso tempo si possano percepire al massimo il sapore dei suoi ingredienti e le sue caratteristiche organolettiche.

Come funziona

Una serpentina che si ghiaccia all’interno di una struttura di acciaio inox riempito d’acqua, un sistema che non permette all’acqua di ghiacciare, ma che la mantiene freddissima a circa 0,5 gradi, e poi una serpentina con all’interno la birra che passa attraverso l’acqua ed esce dalla spina alla temperatura desiderata. “Attenzione però – ci spiega Don Emilio – ogni birra ha la sua temperatura corretta, non possiamo far uscire una belga come una lager. La nostra è tecnologia unita all’arte. Gli impianti possono supportare da una no a 12 spine di birra differenti. L’importante è che il prodotto riesca a raffreddare tutte le birre che vengono spinate; immaginate un bar affollato in un sabato sera “muy caliente”, le birre vengono spinate una dietro l’altra ma la temperatura non si può innalzare altrimenti uscirà della birra tiepida”.

Occhio alla spina

L’arte dello spillare una birra è altrettanto importante. “Prima di tutto il bicchiere: deve essere ben pulito e umido. Poi il rubinetto della spina va aperto completamente, il primo ‘chorro’ si butta via perché è quello ossidato; a quel punto si può mettere il bicchiere a 45° sotto la spina aperta per un quarto e lentamente lo giriamo portandolo in posizione orizzontale. L’importante è che non sia troppo lontano altrimenti si forma la schiuma. Quando la birra arriva a 3 centimetri dal bordo del bicchiere chiudiamo la spina, ma non troppo lentamente, per poi riaprirla in modo che si formi ‘la crema’. Se c’è un po’ di schiuma, si toglie. È un concetto di equilibrio tra le tre parti: sopra la crema, al centro una “nebulosa” di carbonio che cerca di uscire senza riuscirci, trasformandosi in schiuma, e sotto la birra. L’equilibrio rende la birra perfetta!”

Farò il birraio

Emilio Golderos è uomo attento, non si ferma mai, è un vulcano di idee e con il suo giovane ingegnere Luis Miguel è sempre alla ricerca di nuove idee, tra fogli di carta, computer e attrezzature. “Dovevo fare il birraio – ci dice sorridendo quando ci saluta -, il loro prodotto in meno di 24 ore ritorna alla natura mentre io ho impianti che funzionano da 40 anni. La birra non ha mai sofferto la crisi: se sei triste ti bevi una birra, se sei felice festeggi con una birra. Magari cambiano i gusti e si riscopre la birra artigianale, ma il consumo non cala. Mi sa che nella prossima vita faccio il birraio”.

2019-02-25T18:04:06+01:00