Dal marketing al brand journalism (se il 2% non è abbastanza)

“Welcome to the post-ad age”. Così Kirk Cheyfitz, esperto di media, descrive la situazione in cui versa il mondo della comunicazione aziendale: “In the advertising age 2% conversion on any ad is considered a success. That model is not only deteriorating, it’s simply not enough. Our goal must be 100% engagement in the brand. To do this, marketers must learn the best practices of journalism and execute that through their marketing programs. Journalism is the key word here”.

 

Ecco perché il brand journalism è uno strumento osservato con sempre maggior attenzione nel settore della comunicazione aziendale.

Il brand journalism è marketing?

No. Gli obbiettivi che il marketing e il brand Journalism si pongono sono diversi. Il primo è focalizzato sulla vendita diretta di un determinato prodotto in qualunque modo (promozioni, inserzioni, eventi…). Il secondo, invece, ha l’obbiettivo di attivare l’attenzione di un pubblico, proponendo contenuti vicini ai suoi interessi.

Come il brand journalism risponde agli obbiettivi di un’azienda?

Il brand journalism mira a instaurare innanzitutto un rapporto di fiducia fra azienda e pubblico. Inoltre, attraverso contenuti studiati in base al target, educa e intrattiene l’audience di un brand. Al tempo stesso gli trasmette valori che vanno al di là del prodotto che quell’azienda propone e che fanno parte del suo “patrimonio immateriale”.

Brand journalism, content marketing o storytelling?

Cerchiamo di fare un po’ di ordine fra questi concetti spesso, erroneamente, scambiati come sinonimi. Come abbiamo spiegato, il brand journalism non è marketing perché non punta a vendere un prodotto, ma a creare engagement, veicolare l’identità di un brand e creare relazioni positive con l’audience.

Lo storytelling, di cui si sente molto parlare in settori come il digital o la musica, non è di per sé una strategia di comunicazione. È solo uno degli strumenti che fanno parte del lavoro del giornalista e che, nel caso del brand journalism, si concretizza in contenuti come testi, foto o video.

Un’azienda deve fare brand journalism o marketing?

Entrambi. Un’opzione non esclude l’altra perché, come detto, rispondono a due esigenze diverse ed ugualmente importanti: attivare interesse verso un brand, il primo, e vendere un prodotto, il secondo. Proprio per questo possiamo affermare che brand journalism e marketing agiscono sempre in sinergia.

Dal punto di vista organizzativo, a volte si può anche dire che il brand journalism dipende dal marketing. Questo perché in molte aziende il marketing e la comunicazione (e quindi anche un progetto di brand journalism) fanno riferimento ad un unico comparto. Gli strumenti del marketing, inoltre, sono utili al brand journalist. Ad esempio per la definizione del target.

Aziende come Sorgenia, Sanpellegrino, Red Bull, Coca cola (e non solo i grandi brand, ma anche PMI. Trovate un esempio qui) combinano già questi due aspetti della comunicazione. E a giudicare dai numeri fanno bene.

2019-02-25T18:07:34+02:00