Magazine di carta. Ma che ne sanno i millennials?

Chi lo avrebbe mai detto che, in pieno boom digitale, i millennials preferiscono la carta? Altro che smartphone, tablet e navigazioni senza limiti nell’oceano sconfinato del web: i magazine hanno ancora il loro fascino, tanto che il 73% dei giovani statunitensi tra i 18 e i 25 anni ne legge almeno uno al mese. Lo dice una ricerca condotta dall’Università dell’Alabama sottotitolata: “come la generazione dei nativi digitali determinerà la sopravvivenza delle riviste cartacee”.

Carta canta

È il bisogno di un’informazione settoriale ed affidabile ad alimentare la passione per i magazine. Sono infatti troppe le informazioni, a volte considerate poco attendibili, in cui ci si imbatte tramite i device digitali: un mare magnum in cui è facile perdere la rotta e allontanarsi, senza quasi accorgersene, dalla notizia di cui originariamente si era alla ricerca. È questo ciò che pensano i millennials statunitensi: certo, non abbandonano i loro smartphone, elementi ormai insostituibili della vita sociale, ma se sono alla ricerca di notizie più attendibili e selezionate preferiscono la cara vecchia rivista.

Di nicchia è meglio

Ma occhio al… colpo d’occhio! Un magazine, dice la ricerca, è tanto più apprezzato quanto è più graficamente ed esteticamente curato, a partire dalla copertina. E poi la scelta viene ovviamente fatta anche in base alla qualità dei contenuti, soprattutto sei il magazine affronta temi di nicchia. (Un po’ come “In a bottle”, il waterzine edito da Sanpellegrino che parla esclusivamente di acqua).

Ritorno al futuro?

Potremmo insomma dire che come la televisione non mandò in soffitta la radio, così le modernissime “diavolerie” social e multimediali non determineranno la fine dell’editoria cartacea.

A fare la differenza è, e sempre sarà, la qualità del prodotto. Ecco perché anche per aziende e istituzioni il supporto cartaceo non deve essere a priori… scartato. Grazie al brand journalism, comunicare i propri valori aziendali su carta è ancora una strada che può essere affrontata parallelamente alla comunicazione digitale e che può riservare grandi soddisfazioni.

Un mook (contrazione di magazine book), ad esempio, è il nostro modo di raccontare storie legate all’identità di un brand e che, grazie al supporto fisico, durano nel tempo e non rischiano di finire nel dimenticatoio del web. (Qui ne trovate un piccolo assaggio, o meglio… un sorso) Non è un ritorno al passato, ma un tuffo nel futuro della comunicazione. Ne sanno qualcosa i millennials…

 

2019-02-25T18:13:30+02:00