Il giornalista digitale è uno stinco di santo

Parlare di “santità” nel modo di usare il web può sembrare esagerato, ma in un’epoca di fake news e informazioni fuori controllo, forse è il termine più adatto. Abbiamo fatto due chiacchiere con Mariagrazia Villa, autrice del libro: Il giornalista digitale è uno stinco di santo”. Un libro che già dal titolo incuriosisce, puntando l’attenzione su un aspetto della comunicazione importante, anche se spesso trascurato: l’etica. E che enumera – come recita il sottotitolo – “27 virtù da conoscere per sviluppare un comportamento etico”.

 

In che senso il giornalista digitale è uno stinco di santo?

“Nel senso che il web journalist, utilizzando la rete, ha molte più opportunità, rispetto ai comunicatori ‘analogici’, di sviluppare virtù etiche. Non credo, infatti, che il web sia la causa dei problemi dell’informazione contemporanea, ma che rifletta i problemi di chi lo utilizza”.

Che virtù deve avere un giornalista digitale?

“Nel mio libro ne ho individuate 27, che ritengo fondamentali per acquisire un comportamento etico. Dall’ascolto, che va esercitato in modo attivo, all’esattezza, che sa trasformare ogni messaggio in una calamita. Dalla profondità, per viaggiare oltre il visibile, alla generosità, per condividere chi siamo, non solo quanto sappiamo. Dall’empatia, che ci fa entrare in risonanza con i lettori, alla visione, che ci mette più futuro nel serbatoio”.

Come ci si deve comportare sul web?

Onorando la natura stessa del web, che nasce su princìpi di trasparenza e orizzontalità. Ogni volta in cui comunichiamo in modo non etico, ossia non creiamo uno spazio comune di relazione tra noi, giornalisti digitali, e il nostro pubblico nella direzione di un’intesa, non di una separazione, tradiamo la natura del mezzo che stiamo usando.

Consigli a un giovane giornalista digitale?

Anzitutto, di sentirsi responsabile in prima persona di quanto comunica, consapevole di contribuire a creare la realtà dei propri lettori. Poi, di rispettare le Carte e i Codici deontologici per i giornalisti, che chiunque si occupi d’informazione dovrebbe seguire, e di conoscere ed allenare delle virtù etiche che diano sostanza morale a quanto le regole deontologiche sanciscono a livello normativo.

Cosa pensa del Brand Journalism?

Tra le virtù che racconto nel libro c’è anche quella del servizio: come può un giornalista essere utile ai propri lettori? Il Brand Journalism è una possibile risposta. L’importante è che l’azienda non lo utilizzi a scopi pubblicitari, ma lo interpreti come un’opportunità di marketing transpersonale, ossia un modo per espandere i confini della propria coscienza aziendale, caratterizzata da obiettivi di profitto, per mettersi al servizio degli interessi di una comunità del territorio e del pianeta . Andando oltre la stessa Corporate Social Responsibility.

2019-02-25T18:21:40+02:00