Quando il brand journalism scende (letteralmente) in campo

Lo sport nell’era del digitale sta focalizzando la sua attenzione su aspetti ritenuti fino a poco tempo fa secondari rispetto alle vicende del campo, come la brand reputation e brand awareness.

“Ah, da quando Baggio non gioca più!”.

Si potrebbe partire da una strofa di Cesare Cremonini per analizzare il cambiamento che il mondo del calcio e, più in generale, dello sport ha vissuto e sta vivendo in questi anni. Ovviamente però non parliamo della parabola sportiva del “Divin codino” e del confronto con le nuove leve del rettangolo verde. La nostra analisi ci porta infatti sulle tribune, se non più lontano ancora.

 

C’è un brand journalist in campo!

I nuovi campioni messi in campo dal mondo dello sport sono infatti i contenuti. News, presentazioni, case study, tutorial, dirette Facebook e molto altro ancora. Sono questi gli assi nella manica di squadre e associazioni sportive: elementi in grado di tenere incollati gli occhi dei tifosi senza neanche toccare un pallone!

Ecco allora che, in parallelo alla campagna acquisti estiva, i club allestiscono vere e proprie squadre di brand journalist, social media manager, grafici ed esperti di comunicazione digitale. L’obiettivo? Preparare piani editoriali strutturati e in grado di sfruttare i canali classici, ma soprattutto i potenti mezzi del digitale, per catturare sempre di più l’attenzione degli appassionati, mettendoli al centro della comunicazio… pardón! Al centro del campo.

I maestri d’oltreoceano

Provate a indovinare da dove potrebbero venire i pionieri in questo campo? Gli sport professionistici americani sono una fonte di innovazione continua, anche dal punto di vista della comunicazione. Si tratta di realtà molto attente al coinvolgimento della propria fan base, tanto da essere diventate delle vere e proprie media company riconosciute.

Che si tratti di Baseball, Football, Hockey o Basket poco importa. L’evoluzione scaturita dall’avvento del digitale ha portato sempre di più le leghe professionistiche a staccarsi dai media tradizionali, inseguendo l’obiettivo di produrre internamente tutti i contenuti necessari alla narrazione della loro “epopea”.

In NBA questo concetto è sublimato da una copertura capillare di tutti gli eventi relativi all’association. Dalle conferenze stampa alle notizie sulle singole squadre o giocatori, passando per il resoconto dei primi passi delle matricole, alle prese con lo sbarco nella lega cestistica più famosa del mondo, oppure per il racconto dell’impegno delle proprie star in favore dei più bisognosi, di uno stile di vita sano o dell’ambiente. Ogni singolo aspetto è sviscerato in maniera giornalistica con dati, approfondimenti, podcast, trasmissioni streaming e i più svariati contenuti video condivisi sulle diverse piattaforme di social network.

Per non parlare poi delle partite, trasmesse in diretta streaming direttamente dalla propria piattaforma, che mettono l’utente sempre più al centro grazie a interazioni social o, grande novità, l’introduzione della realtà virtuale, che permette di godersi lo spettacolo del basket a stelle e strisce in maniera del tutto inedita e immersiva.

Sports media company made in Europe

“Impara l’arte e mettila da parte” citava l’antico proverbio. E le squadre del vecchio continente non si sono fatte pregare e hanno iniziato una vera e propria corsa ai contenuti per diventare a loro volta degli autorevoli editori.

Le due corazzate spagnole Real Madrid e Barcellona oltre a dominare sul campo intrattengono i loro fan con contenuti in real time, dagli allenamenti alle conferenze stampa. Un modo per fidelizzare i fan più accaniti oltre i 90’ minuti della partita e, soprattutto, per raggiungere nuovi mercati in tutto il mondo dove, attraverso i contenuti prodotti, rafforzare la posizione già dominante del loro brand.

Che ai successi sul campo vada accompagnata un’adeguata strategia di brand journalism non è ormai un segreto neanche per le compagini italiane. Anche i campioni d’Italia della Juventus hanno infatti capito che se lo strapotere sul campo non basta. Ecco che le vittorie tricolore si sono trasformate in trend-topic sui social, con gli ultimi scudetti celebrati dagli hashtag #Hi5story, #Le6end e #My7h (quest’ultimo ripreso anche dalla trionfale campagna social seguita all’approdo in bianconero di #CR7).

Non sta a guardare neppure l’Inter che, inseguendo il sogno del ritorno in Champions League, oltre a puntellare la formazione ha deciso di costruire la nuova Inter Media House. Si tratta di uno spazio fisico all’interno del centro di allenamento di Appiano Gentile, da cui lo staff nerazzurro produce i contenuti con cui alimentare la passione dei propri sostenitori sparsi per il mondo. E proprio per festeggiare il ritorno in Europa la squadra milanese attraverso i propri canali web e social ha lanciato la campagna abbonamenti al dantesco grido di “…E infine uscimmo a riveder le stelle!” completata da un vero e proprio documentario che narra la composizione dell’originale immagine scelta per il lancio della campagna.

Addio Gazzetta?

Ma allora la domanda che sorge spontanea è: con l’avvento del Brand Journalism nel mondo dello sport, come cambia il rapporto tra i media tradizionali e le squadre sportive? Questa disintermediazione porterà alla morte dei giornali sportivi? Non leggeremo più la Gazzetta dello Sport?

Questa è tutta un’altra storia e non è facile in poche righe esaurire un concetto complicato come il destino del giornalismo tradizionale con l’avvento dei new media. Per i più curiosi però, una possibile risposta potrebbe arrivare da questo articolo. Buona lettura!

2019-01-23T17:20:52+02:00