Il font definitivo è leggibile anche …dai non vedenti!

Pare che appena Gutenberg abbia finito di stampare la sua Bibbia sia arrivato un grafico per fargli notare come i caratteri gotici fossero troppo poco leggibili. Dev’essere iniziata così, suppergiù, la mirabolante storia dei font. Croce e delizia di tutti coloro che hanno a che fare con la scrittura (brand journalist inclusi), oggi i caratteri tipografici sono milioni: dai grandi classici ad altri che non avremmo mai voluto vedere.

 

Il font definitivo

Ma recentemente è nato un font che ha una caratteristica diversa da tutti gli altri. Si tratta infatti del primo carattere tipografico che risponde alle esigenze di tutti i lettori. Anche quelli a cui non si dà mai la giusta importanza: i non vedenti. Si chiama Braille Neue ed è stato messo a punto dal designer Kosuke Takahashi in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020

Far combaciare forma e rilievi

Si tratta, come suggerisce il nome, di un carattere grafico ispirato al Braille, in grado di far combaciare i rilievi del codice di scrittura per non vedenti con la forma delle diverse lettere. Un carattere ideale, quindi per tutte le installazioni pubbliche o private che desiderano essere sempre più inclusive. Braille Newe è già disponibile in due versioni, con caratteri occidentali e giapponesi.

Duecento anni su sei punti

La cosa sorprendente deò Braille Neue è che ci sono voluti quasi 200 anni prima che qualcuno ci pensasse. Era il 1821, infatti, quando Louis Braille, che aveva perso la vista da bambino, propose il metodo di lettura basato sui sei punti. Prima infatti i non vedenti “leggevano” su libri con lettere messe in rilievo con l’utilizzo di un filo metallico. Ma non potevano scrivere.

Un linguaggio formidabile

In realtà a pensarci bene il braille è un linguaggio veramente formidabile. Nonostante permetta di utilizzare al massimo 64 simboli, la sua flessibilità ne fa quasi un carattere universale. Per esempio, il braille si adatta anche a rappresentare musica, matematica e chimica. Una potenza che i nostri milioni di font, belli o brutti, leggibili o illeggibili, non hanno ancora raggiunto.

2019-02-25T17:46:00+01:00