I robot giornalisti ci ruberanno il lavoro? Ecco un’ottima notizia

Forse vi è già capitato di leggere una notizia scritta da un robot, ma non ve ne siete accorti. Nel mondo oggi lavorano già centinaia di intelligenze artificiali che producono ogni giorno contenuti indistinguibili da quelli umani. E c’è chi ha già profetizzato che entro il 2027 il 90% delle notizie sarà scritto da macchine. Come cambierà il giornalismo? (E il brand journalism?)

 

Il robot giornalista esiste già

Prendiamo ad esempio di Heliograph. È un software del Washington Post, che ha iniziato la sua carriera con resoconti sulle Olimpiadi di Rio, ma che ben presto è stato “promosso” a seguire la campagna elettorale americana. In un anno ha pubblicato 850 news, di cui 500 relative alle elezioni, che hanno ricevuto in tutto oltre 500 mila clic.

Dai dati alle parole

Wordsmith è un altro software che ricava testi a partire da basi di dati. Fra i molti ad utilizzarlo, c’è la redazione economica dall’a Associated Press, dove produce news sui rapporti trimestrali delle aziende. Lanciato nel 2016, secondo i suoi creatori “firma” qualcosa come 1,5 miliardi di articoli l’anno. Se volete provarlo, è possibile richiederne una demo gratuita.

L’algoritmo della notizia

Dreamwriter, robogiornalista made in China in grado di scrivere in un minuto un articolo originale di 1000 parole trovando autonomamente le sue fonti online. O di BuzzBot, un chatbot lanciato da BuzzFeed in grado non solo di interagire con gli utenti, ma anche di raccogliere e selezionare per la redazione contenuti user-generated.

Accontentarsi del 10%?

Una catastrofe? Invece è il contrario. Se le macchine potessero davvero elaborare in autonomia nove notizie su dieci sarebbe… un’ottima notizia! Significa che noi potremo concentrarci su quell’unica storia su 10 che vale davvero la pena di raccontare con il senso critico, la creatività e… l’umanità che dovrebbero caratterizzare il mestiere del giornalista. E ancor più quello di brand journalist.

2019-02-25T17:50:54+01:00